NUOVA attività fotografica

bullet imagebullet imageEcco le risposte ai dubbi piu' comuni se la tua attività fotografica deva ancora partire,
e stai per aprire partita IVA

D.: Ho PIU' DI TRENTACINQUE ANNI.
posso partire come minimo?

R.: Beh, non aspettare ancora, che il tempo corre...!
Ma - a parte questo - nessun problema per questo regime minimo forfaittario, per il quale non è fissato un limite di età.

D.: vorrei partire come fotografo minimo, ma adesso ho un lavoro come dipendente;  è un problema?

R.: Assolutamente no, se il reddito di lavoro dipendente (o di pensione) non supera anch'esso i 30.000 euro lordi annui. Se superi questa soglia, puoi comunqueaprire un'attività in proprio come fotografo, ma il regime fiscale sarà quello normale, e non quello da contribuente minimo, anche se fatturi meno di 30.000 euro come fotografo.
Se inveceil lavoro da dipendente lo avevi lo scorso anno (ma adesso non più), non c'è nessun problema, non se ne tiene conto e quest'anno puoi essere contribuente minimo.

D.: ma com'e questa faccenda che non c'e' iva?

R.: Come contribuente minimo forfaittario puoi considerare l'Iva praticamente come se fossi un privato.
Forse che quando fai la spesa al supermercato ti chiedi quanta Iva paghi sulle patatine fritte o sul deodorante? Certamente, no.
Ecco, sarà cosi' anche da minimo forfaittario.
Quando emetterai una fattura per una tua prestazione, questa sarà senza IVA(ad esempio, fatturando un compenso di 1.000 euro la tua fattura non sara' al cliente di 1.220 euro, ma proprio di 1.000).
Di contro, quando acquistarai un bene od un servizio, non potrai recuperare l'IVA relativa, che sarà per te un costo. Esattamente come da privato.

Come è abbastanza intuitivo, questa condizione favorisce chi ha clientela prevalentemente privata (nei confronti dei quali le prestazioni vengono a costare meno, perché non incorporano IVA), come anche favorisce - assieme al forfait - le attività per le quali sia possibile contenere le spese di acquisti.

D.: NON SO QUANTO FATTURERò, anche se 30.000 euro mi sembrano tanto. devo dare ORA la garanzia che non li supererò?

R.: No; tra'. Puoi assolutamente partire ipotizzando che non supererai il limite; quando e se dovessi superarlo in corso d'anno, si può effettuare il passaggio a contabilità normale.

D.: Ho sentito dire che non si possono dedurre le spese... ma allora che agevolazione e'?

R.: Hai sentito bene. Va detto che le spese non si deducono analiticamente (cioè analizzando con i conteggi quanto spendi), ma forfaittariamente , per l'attività fotografica al 22%.
Ecco cosa significa che il "coefficente di redditività" è del 78%: che - per capirci - su 1.000 euro fatturati, 780 vengono tassati come utile, e 220 considerati come spese: indipendentemente da quali spese effettive hai sostenuto. Al di la della grandesemplificazione contabile, questo significa che se spendi poco, sei agevolato, mentre se spendi molto sei penalizzato.

D.: vorrei attrezzarmi per benino; e' un problema?

R.: Si, potrebbe esserlo, se conti di spendere molto. Per potere essere considerato minimo forfaittario, devi essere "minimo" in tutti gli aspetti contabili, e quindi il valore storico dei beni strumentali utilizzati non deve superare i 20.000 euro.
Sei veramente sicuro che occorra tutta quell'attrezzatura? Tieni conto, comunque, che i 20.000 euro di limite sono riferiti all'attrezzatura che appartiene a te come imprenditore/professionista. Quello che hai comprato in precedenza come privato, e che non "porti dentro" all'attività, ne è fuori. Parlane con il tuo fiscalista.

D.: niente studio di settore... e' vero?

R.: Si, è vero, ed è un aspetto decisamente positivo. Il contribuente minimo forfaittario non è assoggettato agli Studi di Settore.
Gli Studi di Settore sono un sistema mediante il quale l'Agenzia delle Entrate stima - basandosi sul rilievo statistico di quanto ottenuto dagli altri operatori del tuo stesso Settore (per capirci: dagli altri fotografi) - se i compensi ottenuti, le spese sostenute e gli utili ricavati sono "congrui" e "coerenti" con la tua realtà, o meno.
In un certo senso, la dichiarazione dei redditi e le modalità di lavoro sono paragonate a quelle degli altri e se, statisticamente, c'è qualcosa di disallineato devi scegliere se:
a) pagare più tasse, fintanto che siano ritenute "adatte" alla tua situazione;
oppure:
b) argomentare in un contenzioso con l'Agenzia, per stabilire chi ha ragione.
E' abbastanza intuitivo capire perché il non dovere sottostare al controllo degli Studi di Settore sia un'agevolazione significativa.

D.: in che senso, non si paga l'irpef?  niente tasse?

R.: See, ciao... Non si paga l'Irpef nel senso che - tecnicamente - l'imposta sul reddito non e' l'Irpef, ma l'apposita imposta sostitutiva prevista per questo regime, che è del 15% sugli utili, determinati forfaittariamente (vedi sopra).
Intendiamoci: si tratta in effetti di un'agevolazione, perche' l'Irpef non solo parte dal 23%, ma è anche progressiva (cioè aumenta con l'aumentare del reddito... 23% fino a 15mila, 27% fino a 28mila, 38% fino a 55mila, e poi 41% e 43%).
Più sostanziosamente agevolati sono i primi 5 anni di una nuova attività (non devi avere avuto altre attività in proprio nel triennio precedente): in questo caso, la tassazione "sostitutiva" passa - per 5 anni - dal 15% al 5%.

D.: come la mettiamo con l'inps?

R.: Eh... punctum dolens... L'INPS - che non è una "tassa", ma un contributo previdenziale - incide abbastanza sui costi come contribuente.
Per essere molto, molto semplificatori, puoi immaginare che circa un terzo dei tuoi compensi - anche da contribuente minimo - andrà allo Stato: in piccola parte, in forma di tassazione; in misura più sostanziosa, in forma di contributo previdenziale.
La consolazione è che quando sarai in contabilità normale (tutto sommato speriamo presto, perché ti auguriamo di avere successo...) il carico fiscale e contributivo raggiungerà e spesso supererà il 50%.
Qualche dettaglio: chi è configurato come libero professionista, paga sul reddito effettivamente prodotto (senza minimali) un'aliquota del 27,72%.
Chi è configurato come impresa artigiana, ha un'aliquota del 22,65%, ma  ha un minimale indipendente dal reddito, cioè che si paga anche se non si produce reddito. Per i contribuenti impresa minima forfaittaria, pero', sia contributi che minimale sono ridotti al 65% (scontati del 35%), il che porta di fatto l'aliquota al 14,72%, ed il minimale annuo a poco meno di 2.300 euro.
La circolare dell'INPS che descrive questa agevolazione è la n. 35 del 19 febbraio 2016; questa:
Vedi: https://goo.gl/IQH6DE
Un breve video che spiega passo passo come comunicare l'adesione a questa agevolazione (entro 28 febbraio di ogni anno) lo trovi cliccando qui .
Le percentuali scendono se hai già un inquadramento pensionistico obbligatorio, per altri redditi.

D.: insomma... ho il mal di testa!
facciamola semplice: mi conviene, oppure no?

R.: "Facciamola semplice" riferito ad una legge fiscale è un po' un ossimoro: si contraddice internamente...
Diciamo che, semplificando, per una nuova attività è piuttosto probabile che sia conveniente.
a) certamente, conviene se hai una clientela prevalentemente di privati e se riesci a contenere le spese per l'attività;
b) potrebbe non convenire se per l'attività devi spendere piu' del 20-25% di quanto incassi e/o la tua clientela sarà composta prevalentemente di aziende o altri professionisti in contabilità normale.

D.: OK. Cosa devo fare per diventare minimo forfaittario?

R.: Devi semplicemente farlo.
Al momento di aprire la partita IVA, esercita l'opzione come contribente minimo forfaittario.
Se invece la tua partita iva esiste gia' (ma allora avresti dovuto leggere l'altra pagina, vedi >) l'attività "diventa" forfaittaria minima per atteggiamento concludente, cioè perchè inizia a fatturare e a tenere la contabilità come minimo.
Ricontrolla con calma i diversi aspetti di compatibilità o meno che trovi riassunti nella pagina con gli specchietti (riassunto), e decidi con il consiglio del tuo fiscalista (indispensabile)